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Dalí e la moda: quando l’abito diventa arte

Una vita vissuta al cento per cento, senza rinunciare  alla libertà di inventarsi. È forse questo il primo insegnamento che si porta con sé uscendo dalla mostra “Dalí e la moda”, in corso a Palazzo Reale a Milano fino al 31 gennaio 2027. Salvador Dalí lo conosciamo tutti, almeno come personaggio e come interprete chiave del movimento surrealista. Ma la mostra milanese permette di guardare oltre l’immagine più conosciuta del pittore spagnolo, nato nel 1904 e morto nel 1989, e di scoprire quanto il suo universo artistico fosse legato anche alla moda, alla fotografia, alle apparizioni pubbliche e alla costruzione della propria immagine. Più che un semplice percorso tra opere e abiti, la rassegna racconta infatti un artista che ha fatto della propria persona una parte integrante dell’opera. Per Dalí l’abbigliamento non è soltanto qualcosa da indossare: è un linguaggio, un modo di comunicare, di trasformarsi, di stupire e, soprattutto, di esprimere se stessi. È un’idea che appartiene profondamente alla sua storia.

Il potere della moda, Dalí lo scopre fin da bambino, attraverso un’esperienza rimasta impressa nella sua immaginazione: un regalo, un travestimento da re con tanto di mantello e corona. Quell’esperienza, immortalata anche in una fotografia del piccolo Salvador, sembra aprire una porta sul suo animo eclettico e sulla sua capacità di trasformare la realtà in spettacolo. Il richiamo di quella prima metamorfosi resterà una sorgente viva nel corso della sua vita. La mostra milanese, con oltre 200 opere e materiali tra dipinti, disegni, fotografie, video d’epoca, abiti, accessori, gioielli e documenti, permette di seguire proprio questa sua originale evoluzione. Il percorso della mostra attraversa la vita dell’artista e il suo personalissimo modo di costruire immagini e identità. Le opere raccontano le sue passioni e i suoi affetti, prima di tutto la moglie Gala (1894-1982), conosciuta nel 1929 e già moglie di Paul Éluard, ma anche la sorella, il padre e lo stesso Dalí, protagonista instancabile dei propri autoritratti. Dalí stupisce anche per la sua capacità di amare e per il modo in cui riesce a coinvolgere Gala nella sua vita artistica. Tra i due c’è un legame autentico, intenso e anche divertito, una complicità leggera ma allo stesso tempo fuori dal comune, che si distacca dalle convenzioni. Si conoscono nel 1929 e Gala diventa per Dalí compagna di vita, musa ispiratrice e presenza fondamentale nel suo percorso artistico. Lui la ritrae innumerevoli volte. Gala è una donna dalla personalità forte e raffinata, capace di stare accanto all’artista e di condividere con lui quella libertà di espressione che diventa parte della loro vita e della loro immagine.

 

Anche attraverso la moda, la coppia costruisce la propria identità. Il guardaroba di Gala, donna dal look stupefacente e dalla personalità altrettanto forte, comprende stupendi capi di alta moda e prêt-à-porter realizzati da alcuni tra i più importanti stilisti europei e americani del Novecento. Il guardaroba di Gala raccoglie pezzi firmati da maestri couturier come Christian Dior, Elsa Schiaparelli, Gabrielle Chanel, Hubert de Givenchy, Pierre Cardin, Gucci ed Emilio Pucci. 

Gala, indossa il cappello scarpa di Schiapparelli. Fra moda e Surrealismo

Per Gala, in particolare, Elsa Schiaparelli rappresenta un incontro naturale. Indossare le sue creazioni significa portare nella vita quotidiana quella stessa libertà di immaginazione che appartiene al surrealismo. Ed è proprio nel rapporto tra Dalí e Schiaparelli che arte e moda trovano uno dei loro punti di contatto più evidenti. La collaborazione tra l’artista e la stilista dimostra come un abito possa diventare qualcosa di più di un oggetto da indossare: può trasformarsi in immagine, provocazione, racconto. Emblematico è  l’Abito Aragosta, concepito insieme a Elsa Schiaparelli nel 1937. Da qui, attraverso la liaison con l’editoria, dalle copertine di Vogue alle campagne pubblicitarie, la moda diventa per Dalí una vera estensione della propria poetica e una forma d’arte fruibile. Dalí utilizza la moda come espressione e il suo guardaroba ne è traccia indelebile: è eclettico, teatrale, costruito per accompagnare performance, fotografie e apparizioni pubbliche. Bretelle, cravatte, bastoni da passeggio, cappelli, bigiotteria e persino parrucche diventano strumenti con cui personalizzare in modo stravagante il proprio aspetto. E poi ci sono i baffi, forse il dettaglio più immediatamente riconoscibile della sua immagine. Anche il volto diventa così parte di una messa in scena consapevole. Dalí non si limita a dipingere il surrealismo: in qualche modo lo indossa, lo porta sul proprio corpo, lo trasforma in una presenza pubblica. È qui che la mostra diventa particolarmente interessante. Il suo tema non è soltanto la moda nella vita di Dalí, ma il modo in cui l’artista ha intuito molto presto le potenzialità espressive e comunicative dell’abbigliamento e dell’immagine. Dalla fotografia all’invenzione dei suoi iconici baffi, dall’atteggiamento dandy agli allestimenti teatrali, dalle collaborazioni con le riviste di moda fino agli incontri con i grandi couturier, ogni elemento contribuisce alla costruzione di un’identità artistica riconoscibile. La moda, per Dalí, è dunque vita, libertà ed espressione di sé. Ma è anche la possibilità di uscire allo scoperto, di scegliere come mostrarsi agli altri e di trasformare l’apparenza in una forma di racconto. Questo è forse l’aspetto più affascinante della mostra: vedere come, nel mondo di Dalí, il confine tra arte e vita diventi un velo sottile. Un abito può diventare un’opera, una fotografia può trasformarsi in una performance, un accessorio può diventare un segno distintivo. E la persona stessa può diventare, attraverso il modo di vestirsi e di apparire, parte dell’opera. Uscendo da Palazzo Reale resta allora una visione più ampia dell’artista. Non soltanto il pittore surrealista dalle immagini impossibili e dai celebri baffi, ma un autore capace di comprendere quanto l’immagine personale potesse essere potente. Dalí ha fatto della propria esistenza un grande spazio creativo, nel quale arte, moda, amore e spettacolo potevano convivere. E forse è proprio questa la suggestione più contemporanea della mostra: l’idea che vestirsi e mostrarsi non siano gesti banali, ma possano diventare strumenti per raccontare chi siamo, chi vogliamo essere e, qualche volta, chi abbiamo il coraggio di diventare.

“Dalí e la moda”, a cura di Laura Bartolomé e Judith Clark, è aperta al pubblico a Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano, fino al 31 gennaio 2027. Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 19.30, giovedì fino alle 22.30; lunedì chiuso. Ingresso 15 euro, ridotto 13 euro. Catalogo Skira. Informazioni su palazzorealemilano.it e dalielamoda.it.