Monthly Archives: Ottobre 2026

OMC Hairworld 2026, l’eccellenza italiana sul podio mondiale

Dal 10 al 12 ottobre 2026, Parigi ha ospitato l’edizione mondiale di OMC Hairworld, prestigioso appuntamento internazionale inserito nel programma di Mondial Coiffure Beauté by Beauté Sélection. L’edizione di quest’anno ha segnato l’importante traguardo degli 80 anni di OMC, riunendo il talento e la creatività dei migliori professionisti a livello globale.

Vitality’s, marchio italiano di cosmetica professionale per capelli, è stata Gold Sponsor ufficiale della manifestazione, sostenendo con orgoglio la Nazionale italiana che ha conquistato risultati straordinari.

Il prezioso contributo del brand alla squadra azzurra è stato ufficialmente riconosciuto dal presidente nazionale ANAM, Matteo Abbate, che ha rivolto un sincero ringraziamento personale a Gianni Manzetti per la collaborazione e la costante fiducia dimostrate. Abbate ha sottolineato il valore delle relazioni professionali costruite nel tempo, fondate sulla condivisione degli obiettivi e sulla forte sinergia tra l’eccellenza aziendale e il mondo associativo.

I successi degli azzurri 

created by InCollage

Tra i protagonisti assoluti della competizione spicca l’italiano Mario Buonanno, che ha conquistato il primo posto nelle categorie Curly Cut e Salon Cut, aggiudicandosi in quest’ultima la Coppa del Mondo. Per lui anche il secondo posto nel Commercial Fade, il quinto nel Creative Fade e il terzo posto nella competizione a squadre Barber.

Soddisfacenti anche le prestazioni degli altri competitori della squadra maschile: Andrea Faeta si è aggiudicato il secondo posto nel Curly Cut, Giuseppe Buonanno il terzo nel Creative Color e Antonio Fruttaldo il quinto nel Full Fashion Look. L’Italia ha inoltre conquistato la Gents Fashion Cup grazie al lavoro di squadra di Mario Buonanno, Vincenzo Bonvissuto e Francesco Del Monte. Quarto posto nella classifica a squadre per la squadra femminile, composta da Maja Resch, Mara Gatscher e Nadine Lanziner.

Un successo corale che celebra il valore del Made in Italy e dimostra ancora una volta l’impegno di Vitality’s nel valorizzare e promuovere i talenti dell’acconciatura italiana sui palcoscenici internazionali più prestigiosi.

Il parrucchiere del futuro secondo Alessandro Viggiani: «Meno tecnico e più CEO»

Gestire un salone di parrucchiere oggi significa molto più che saper tagliare, colorare e acconciare i capelli. Quale cambio di mentalità serve per fare il salto e diventare davvero imprenditori? La missione di VIGAL è di insegnare a tutti come prendersi cura dei propri capelli in maniera olistica, perché non bisogna “curare il problema”, ma prevenirlo! Ma come si traduce questa filosofia nella gestione di un salone e nella relazione con il cliente?”.

Lo abbiamo chiesto a Alessandro Viggiani, acconciatore, imprenditore e mente pulsante di Vigal, un progetto nato nel 2007 con un salone a Milano che oggi include una linea di prodotti di alta qualità (fra cui un kit colore fai da te) e una rete di saloni partner in tutta Italia. La sua filosofia traccia la rotta per i professionisti di domani: «Il 70% del tempo va dedicato alla gestione, non ai capelli. Chi vuole solo stare dietro la poltrona non dovrebbe aprire un salone».

Dalla salute della cute alla formazione, dalla condivisione del sapere alla gestione del team: ecco come sta cambiando il business del parrucchiere e perché il futuro della professione richiede sempre più una mentalità imprenditoriale

Qual è il cambio di mentalità necessario per fare il salto?
Quando frequenti la scuola, vieni formato quasi esclusivamente sulla tecnica: taglio, colore, consulenza. Ma quando apri un salone, scopri che il tuo lavoro cambia completamente: il 65-70% del tempo è dedicato alla gestione dell’attività, non ai capelli. Se la tua vera passione è lavorare dietro la poltrona, creare stile e colori o fare consulenza, forse non dovresti aprire un salone. Gestire un’impresa significa saper delegare, costruire e guidare un team, definire obiettivi e far crescere le persone. Ed è per questo che consiglio sempre di fare esperienza all’interno di una struttura organizzata, guidata da un titolare che abbia davvero a cuore il progresso professionale ed economico del team. Oggi esistono anche formule come l’affitto di poltrona, che rappresentano una valida alternativa per chi vuole coltivare la propria creatività senza caricarsi subito di responsabilità imprenditoriali. In alternativa, si possono sviluppare altri percorsi: la formazione, i servizi fotografici o l’insegnamento. Non esiste un solo modo di crescere.

Sostieni che tutto parta dalla salute della cute. Come si traduce questo approccio in termini di fidelizzazione e valore del cliente?
Se non hai una visione chiara, finisci per competere a colpi di sconti, promozioni e offerte sulla piega. Ma la piega, molto spesso, è un servizio quasi in perdita. La mia visione è diversa: già dal 1996 ho capito che la salute della cute è la base della bellezza del capello. Da lì nasce tutto. Il nostro vero core business non è il singolo servizio, ma l’insieme di prodotto, consulenza e metodo. L’obiettivo è mettere l’ospite nelle condizioni di mantenere la chioma sana anche a casa. Motivo per cui, oltre ai servizi in salone, organizziamo delle vere e proprie masterclass durante le quali insegniamo al pubblico come prendersi cura di sé. Quando il cliente acquisisce questa consapevolezza, il rapporto cambia: non acquista più solo un trattamento, ma sposa un percorso.

Oggi molti brand vendono prodotti. Tu hai scelto di costruire un sistema che unisce formazione, metodo e professionisti. Da quale esigenza nasce questa visione?
Il nostro focus è sempre stato il benessere. Quando un parrucchiere parla alle persone della salute dei capelli, crea una relazione molto più profonda rispetto a chi si limita a vendere un flacone. Siamo con-vinti che il cliente debba conoscere ciò che utilizza e come adoperarlo. Per questo siamo contrari all’idea di custodire gelosamente i “segreti del mestiere”; al contrario, vogliamo condividere le competenze. I nostri prodotti vengono sviluppati in laboratorio dopo circa due anni di ricerca e, una volta arrivati in salone, spieghiamo come utilizzarli correttamente attraverso corsi dedicati. Questa formazione genera fiducia, passaparola e fidelizzazione. Oggi vendiamo circa 10.000 prodotti colore al mese, oltre 300 al giorno. Abbiamo sviluppato un kit colore molto semplice da utilizzare, perché non temiamo di svelare i passaggi chiave del trattamento. Credo che trattenere le informazioni sia un errore: condividere conoscenza crea molto più valore. Trovare e trattenere collaboratori è una delle sfide più grandi del settore.

Come si costruisce un team autonomo, motivato e duraturo?
Tutto parte dalla visione. Se chi lavora con te non la condivide, prima o poi le strade si divideranno: è naturale. Il compito del titolare è indicare una direzione, trasmettere valori e costruire un percorso di crescita professionale ed etico. Essere titolare non significa semplicemente fare meglio il taglio o il colore, ma sviluppare competenze manageriali. Per questo dico spesso che, quando scegli di guidare un salone, devi quasi “dimenticarti” di essere un parrucchiere e iniziare a pensare da imprenditore. Io stesso, a vent’anni, ero già completamente immerso nella formazione: ho iniziato insegnando phon e taglio, costruendo solide fondamenta prima di tutto il resto. Un consiglio? Se possibile, affiancatevi a un socio con competenze gestionali, anche se non proviene dal settore. Spesso si rivela un valore aggiunto enorme.
Quale sarà il cambiamento distintivo dei parrucchieri destinati a crescere nei prossimi dieci anni?
Nei prossimi anni assisteremo a un cambiamento inevitabile: ci sa-ranno sempre meno saloni. Ogni anno circa l’8% dei professionisti abbandona il settore. Questo significa che il valore economico del nostro lavoro aumenterà e, mi auguro, crescerà anche il riconosci-mento della professione. Oggi molti giovani sono attratti da mestieri come quello dello chef, che negli anni ha saputo costruire un’immagine artistica e mediatica molto forte. Il nostro settore, invece, non è ancora riuscito a raccontarsi allo stesso modo. Credo che il futuro premierà chi saprà distinguersi attraverso competenza, imprenditorialità e capacità di creare relazioni autentiche.

Qual è la lezione più importante che questo mestiere ti ha in-segnato sulle persone?
Ascoltare. Nella mia vita ho imparato tantissimo semplicemente ascoltando le clienti parlare del loro lavoro, della loro famiglia, delle loro esperienze. L’ascolto è uno strumento di crescita straordinario. Il marketing parte da un problema e cerca una soluzione; la relazione, invece, nasce dall’ascolto. Quando ascolti davvero una persona, capisci ciò di cui ha bisogno ancora prima di proporre un prodotto
un servizio. Molte delle innovazioni che abbiamo sviluppato sono nate proprio così. Ad esempio, osservando le esigenze delle clienti con capelli fini, abbiamo introdotto un diverso modo di applicare il balsamo durante lo shampoo. Alla base di tutto, però, resta il rispetto reciproco: tra imprenditore e cliente, tra titolare e collaboratori, tra colleghi. Mantenere le promesse e costruire rapporti fondati sulla fiducia è il vero patrimonio di questo mestiere.

È morto Gibian, il parrucchiere dei vip anni Ottanta

Si è spento a Milano a metà ottobre 2026 all’età 80 anni, Gino Bianchini, per tutti Gibian. Un nome che, dagli anni Ottanta in poi, è diventato sinonimo di talento, creatività e capelli.

Partito giovanissimo dall’Alto Polesine verso la Milano da bere, Gibian si è fatto strada con il lavoro e una curiosità inesauribile. Nel 1984 brevettò un sistema di extension applicate ai capelli naturali, anticipando una moda destinata a diventare internazionale.

Nel suo salone milanese di via Boccaccio sono passati divi dello spettacolo e dello sport: Loredana Bertè, Massimo Boldi, Ruud Gullit, Björn Borg, fino a Silvio Berlusconi. Ma, più dei nomi celebri, resta il ricordo di un uomo generoso, che amava profondamente il suo mestiere e aveva fatto dei capelli una forma d’arte. Ciao Gibian, ci mancheranno le tue imitazioni di Mike Bongiorno e quel tuo immancabile «Allegria!».

E come dicevi tu: allegria! Ciao Gibian.