“Ho smesso di seguire i parrucchieri sui social per per proteggere la mia identità creativa”. In un settore dominato da immagini veloci e tendenze globali, Lorenzo sceglie una strada diversa: rallentare, osservare e costruire una visione personale. Parrucchiere, educatore e creativo indipendente, ha trovato una svolta decisiva nel suo percorso dopo una ricerca personale culminata con la vittoria all’Alternative Hair Show nella categoria Avant-Garde nel 2023.
C’è stato un momento in cui hai capito che il tuo lavoro, oltre alla tecnica, raccontava chi sei davvero?
Sì, nel 2022, dopo una profonda crisi personale, ho deciso di fermarmi per tre mesi. Sono partito da solo per New York senza un programma preciso. Camminavo per ore osservando le persone in metropolitana, nei musei e nei bar. Lì ho capito quanto sia importante rallentare, e guardare davvero cosa succede intorno. Quel tempo mi ha aiutato a ricordare perché avevo iniziato questo mestiere a 21 anni: per esprimermi liberamente.
L’anno successivo ho vinto all’Alternative Hair Show con “Pantera Nera di Ghiaccio”. È stata la conferma che uscire dalla propria zona di comfort è fondamentale per crescere.
In un mondo dominato dall’immagine digitale, come preservi l’artigianalità del tuo mestiere?
Oggi il rischio maggiore è l’omologazione tra i creativi. Sui social replichiamo i medesimi modelli senza rendercene conto. Per proteggere la mia identità, ho smesso di seguire i colleghi. Non per snobismo, ma per necessità creativa. Guardo altrove: arte, design, culture orientali. Senza nostalgia, penso all’eterogeneità degli anni ’90: sottoculture forti come grunge, punk e hip-hop e icone come le top model Naomi Campbell e Claudia Schiffer. Oggi l’estetica è molto più uniforme. Lo noto anche a Londra: un tempo capitale di rottura grazie a McQueen e Westwood, oggi appare omologata. I social offrono una connessione incredibile, ma impongono una pressione verso la perfezione che genera frustrazione, specialmente tra i più giovani.
E di positivo cosa offrono i social?
I social ci hanno avvicinati e reso accessibile una conoscenza un tempo era difficile da raggiungere. Se usati con consapevolezza, sono uno strumento utile per ampliare la visione senza sostituire la ricerca personale. Anche l’Intelligenza Artificiale è una sfida: può accelerare i processi e offrire spunti, ma ci mette davanti alla responsabilità di mantenere viva la nostra identità, distinguendo ciò che nasce da noi da ciò che è generato da una macchina.
Come riesci a conciliare la tua visione creativa con le esigenze dei brand?
Non scendo a compromessi. Se qualcosa va contro il mio senso estetico, preferisco dire di no. Quando c’è dialogo, la collaborazione diventa sperimentazione. Qualche anno fa, lavorare con alcuni miei colleghi è stato stimolante. Quando visioni autentiche si incontrano, nasce sempre qualcosa di interessante.
Sei anche un educatore. Come trasmetti la creatività alle nuove generazioni?
Insegno a pensare senza dipendere dalla tecnologia. In classe chiedo di scrivere l’alfabeto con la destra e i numeri con la sinistra, contemporaneamente, per attivare il cervello. A volte chiedo di fare ricerca usando solo libri e osservazione. Tecnologia e AI sono strumenti incredibili, ma devono restare supporti, non sostituti della creatività umana.
Se potessi parlare con il Lorenzo di quando hai iniziato, cosa gli diresti?
Gli direi che la sua vita andrà bene e di fidarsi di quella vocina interiore che gli parla: quella è la sua fonte più preziosa e vera.
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