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INTERVISTA

               “Ho smesso di pensare come un parrucchiere


                   e ho iniziato a pensare come un creativo.”


              Cresciuto in una famiglia di parrucchieri e profondamente ispirato dall'estetica britannica, è l'Head of Education di Manifesto,
                        dove unisce il mondo del session work e del salone abbattendo le barriere di genere nella moda capelli.
               Pluripremiato fin da giovanissimo, rifiuta il "copia e incolla" per valorizzare l'identità e la creatività autentica di ogni talento.

                                        Dopo tanti anni di carriera    avere qualcosa da dire. Il cliente non sceglierà soltanto un
                                        tra  Italia  e  Londra, qual è   professionista.
                                        stato il passaggio, la scelta o  Credo che il futuro appartenga a chi saprà trasformare il pro-
                                        l’episodio che ha avuto il     prio lavoro in un linguaggio riconoscibile. Oggi siamo cir-
                                        maggiore impatto sul tuo       condati da immagini perfette; ciò che manca è l’autenticità. I
                                        percorso professionale?        professionisti che lasceranno il segno saranno quelli capaci di
                                        Lasciare  l’Italia  per Londra.   unire eccellenza tecnica, cultura estetica e una forte identità
                                        Non è stato semplicemente un   personale. Perché i capelli possono essere moda, ma il vero
                                        trasferimento  geografico,  ma   obiettivo è creare qualcosa che abbia significato.
                                        un cambio di mentalità.
                                        Londra mi ha insegnato che il   Alcune immagini create da Rino Riccio
                                        talento da solo non basta: ser-
                                        ve visione, coraggio e la
                                        capacità di reinventarsi conti-
                                        nuamente. È lì che ho smesso
                                        di pensare come un parruc-
             chiere e ho iniziato a pensare come un creativo.
             Se dovessi riassumere la tua filosofia del taglio maschile in
             una frase che guida ogni tuo lavoro, quale sarebbe?
             Un grande taglio non segue le tendenze: crea carattere.
             Lavori  a  stretto  contatto  con molti  giovani  hairstylist:
             qual è l’errore che sottovalutano e quale caratteristica po-
             sitiva vedi emergere nelle nuove generazioni?
             L’errore più comune è cercare scorciatoie. Vogliono il risul-
             tato prima del percorso, la visibilità prima della competenza.
             Quello che invece mi affascina è la loro libertà mentale: non
             hanno paura di mescolare culture, influenze e linguaggi di-
             versi. Hanno meno confini e più immaginazione rispetto alle
             generazioni precedenti.
             Le tue collezioni sono sempre molto curate e riconoscibili.
             Quando sviluppi un nuovo progetto creativo, cosa viene
             prima: l’idea, la tecnica o l’emozione che vuoi trasmette-
             re?
             Sempre  l’emozione.  La  tecnica  la  puoi  imparare,  l’idea  la
             puoi sviluppare, ma l’emozione è ciò che rende un lavoro me-
             morabile. Quando creo una collezione non penso a un taglio,
             penso a un’atmosfera, a un’immagine che rimane impressa
             nella mente. Solo dopo arriva tutto il resto.
             I social media hanno cambiato profondamente la profes-
             sione. Quali opportunità offrono e quali rischi vedi oggi
             per chi lavora nel settore, sia tra i più giovani che tra i più
             esperti?
             I social hanno democratizzato la creatività: oggi un ragazzo
             con talento può essere visto in tutto il mondo. Ma hanno an-
             che creato l’illusione che l’apparenza sia più importante della
             sostanza. Un reel può diventare virale in un giorno, ma una
             reputazione  si  costruisce  in  anni.  La  sfida  è  non  diventare
             schiavi dell’algoritmo e continuare a investire sulla propria
             crescita professionale.
             Come immagini l’evoluzione dell’hairstyling maschile nei
             prossimi cinque anni: sarà più tecnica, più legata al mar-
             keting e al personal brand?
             Sarà più identitaria. La tecnica sarà data per scontata, il mar-
             keting sarà indispensabile, ma ciò che farà la differenza sarà


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